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martedì 31 luglio 2012

"Suite per te, alba." di Rosanna Bazzano


Nell'alba sale alla campagna fresca il tuo sembiante
foto: Al casale delle Coazinzole da Riccardo Duranti




Suite per te, alba.

Nell’alba sale
alla campagna fresca
il tuo sembiante…

rosso d'intorno,

come di viva brace
è l'aria fina

come il mio cuore

ad ogni tuo risveglio
ardono i campi

è chiaro ormai,
il sole benedice
il nuovo giorno. 

- Rosanna Bazzano


Una "suite" è un insieme di haiku, forma poetica nata in giappone nel XVII secolo.
Questi sono il mio ricordo di uno splendido weekend passato a casa di Riccardo Duranti, esimio professore di traduzione all'Università  La Sapienza di Roma, e eccelso traduttore dei maggiori scrittori e poeti americani (tra cui il grande Raymond Carver per sua espressa volontà), nonché poeta egli stesso.


"Dove si condivide il pane, il silenzio e il sorriso, la poesia è un seme nella terra buona."     Rosanna Bazzano



parole a colazione, io (ancora in pigiama) e Riccardo

lunedì 30 luglio 2012

"Suite per te, notte." di Rosanna Bazzano



è luna piena



Suite per te, notte.

Nella campagna
stridono le cicale
mentre tu taci…

ora che dormi
accanto al suo respiro,
arde la fiamma …

e resto sola 
come il gelso spaccato
in due dal lampo

che illumina
e ferisce la quiete:
è luna piena…

- Rosanna Bazzano



Una "suite" è un insieme di haiku, forma poetica nata in giappone nel XVII secolo.
Questi sono il mio ricordo di uno splendido weekend passato a casa di Riccardo Duranti, esimio professore di traduzione all'Università  La Sapienza di Roma, e eccelso traduttore dei maggiori scrittori e poeti americani (tra cui il grande Raymond Carver per sua espressa volontà), nonché poeta egli stesso.


"Dove si condivide il pane, il silenzio e il sorriso, la poesia è un seme nella terra buona."     Rosanna Bazzano


Il gelso spaccato in due da un lampo al casale delle Coazinzole, la casa di Riccardo Duranti

parole a colazione, io (ancora in pigiama) e Riccardo

domenica 29 luglio 2012

HAIKU di Riccardo Duranti





In poche notti
abbiamo consumato
già mezza luna...

*

La lingua conta
chicchi di melagrana
e sogna baci...

*

Mai così grandi
dopo la tramontana
le stesse terse...

*

Vola via il merlo:
un po' deluso il ramo
oscilla vuoto…


*

Joppe' ' stu core
ciavari e cecapuci
'nvece dell'ortu

*


A mente fredda
s'incenerisce il mondo;
sbracia i pensieri!


- Riccardo Duranti

giovedì 26 luglio 2012

"Strofette" di Prospera Paturnia




'a tavula mia già stamm' astritte e tengo 'a ggente all'erta


'A tavula 'e Rusina

Vuie me guardate cu nu pizzo a rriso
comme si  me vulisseve cuffià,
redenno m’ ’ite ditto ca so’ brutta
cu a’ capa fresca 'e chi me vo’ ncuità.

Ve dongo nu cunziglio, mio signò,
si vuie sapite addò 'a bbellezza è certa
jatece pure ch' 'a tavula mia
già stammo astritte e tengo 'a ggente all'erta...

- Prospera Paturnia (Rosanna Bazzano)


                                *****

'O nomme tuoio

M’ ’ha fatto arricurdà d’ ’o nomme tuoio
'na streppa 'e pianta ca nun tene nomme,
scurdato ammore ca t’aggio perduto
nu juorno ca nun saccio quanno e comme.

Ma forze no, nun t’aggio maie perduto
ca nun se perde chello ca n’ se tene,
tu m’ hê perduto, pecchè tu ll’hê avuto
sta’ vocca doce e nu zeffunno 'e bbene.

- Prospera Paturnia (Rosanna Bazzano)


domenica 22 luglio 2012

"La tua vita è senza di me" di Rosanna Bazzano




La tua vita è senza di me

La tua vita è senza di me,
arrenditi a questo semplice enunciato.
Altro non attende il tempo
che privarci della gioia vacua
di un solo misero abbraccio,
di una sola riga di saluto.
Arrenditi al destino
che scrisse per noi
l’ieri e poi l’oggi per dispetto,
e se la ride della malinconia
delle campane nell’aria della sera.
Cedi le armi alla mestizia immensa
di sapermi distante,
ed al pensiero rabbioso
del mio letto pieno
delle mie risa,
delle mie carezze,
avulse dall’incanto dei tuoi occhi.
Lascia disperdere
le speranze e i sogni
come acre fumo al vento,
e quest’amore,
lascia soccomba
alla cenere bianca
della noia.
La tua vita è senza di me,
arrenditi a questo semplice enunciato …
paiono ripetere in un macabro mantra
le tue labbra
al mio incredulo sorriso. 

martedì 17 luglio 2012

"Neroli" di Rosanna Bazzano

odoroso neroli
foto dal web: il neroli o fiore dell'arancio amaro


Neroli

… e, lieve, scivolarti
in grembo a sera,
nella penombra
fresca del giardino,
odoroso neroli
portato a te
dal vento…

Rosanna Bazzano



Metti un giardino e una sera di primavera... metti una veste leggera e un profumo...
metti l'uomo che ami...






domenica 15 luglio 2012

"Gambe" di Rosanna Bazzano

Gambe...

Gambe

Gambe,
gambe aperte, gambe ferite,
gambe stanche e annichilite.
Gambe lasciate sul bordo del letto
proprio sul ciglio di un sogno perfetto.
Gambe sul buco  che ingoia l'universo,
come il morire del giorno a se stesso.
Gambe lasciate in un tempo riemerso
dentro il rigore prezioso di un verso .
Gambe al gioire dell'alba al mattino
o sul finire di un lungo cammino.
Gambe alla cerca di un tempo mutato
verso il  ritorno del nuovo al passato.
Gambe alla foglia che stringe la via                                                          
fin sulla strada che va a casa mia
laddove un letto già sfatto mi attende
dove altro sangue la vita sottende
e sulla scia di un moderno "Milione"
gambe già pronte a dar corso all'azione.

- Rosanna Bazzano

domenica 8 luglio 2012

Ted Hughes: La felicità di Sylvia


Ted Hughes e Sylvia Plath

Un vestito di jersey rosa 


Nel tuo vestito di jersey rosa
quando nulla era ancora imbrattato
stavi davanti all'altare Bloomsday.

Pioggia, e così un ombrello appena comprato
fu la sola parte del mio abbigliamento
con meno di tre anni di servizio.
La cravatta - unica, triste, nera, di ex aviere della RAF -
era il simbolo frusto di una cravatta.
La giacca di velluto a coste - tre volte ritinta di nero, stremata,
si teneva in piedi per miracolo.

Ero un genero di austerità, da dopoguerra!
Non proprio il Principe Ranocchio. Forse il Porcaro
che rubava i sogni di pedigree di questa figlia
da sotto il suo futuro sorvegliato da torrette e riflettori.

Nessuna cerimonia d'arruolamento poteva spogliarmi
dalla mia uniforme. Indossavo tutto il mio guardaroba -
eccetto qualche capo di ricambio, identico.
Le mie nozze, come la Natura, volevano nascondersi.
Comunque, se dovevamo sposarci
era meglio farlo a Westminster Abbey, perché no?
Il Decano ci spiegò perché no. Fu così
che seppi di avere una Chiesa parrocchiale.

San Giorgio degli Spazzacamini.
E alla fine in qualche modo ci sposammo.
Tua madre, coraggiosa anche in questo
azzardo degli Affari Esteri americani,
fece la parte di tutte le damigelle e di tutti gli invitati,
e persino, magnanima, rappresentò
la mia famiglia che non sapeva nulla.
Avevo invitato solo gli antenati.
Non avevo confidato il mio furto di te
nemmeno a un carissimo amico. Come testimone - scudiero
addetto ai temporanei anelli -
sequestrammo il sacrestano. Colmo dello scandalo:
stava caricando su un bus un gruppo di bambini
per portarli allo zoo - sotto quel diluvio!
Tutti gli animali della prigione dovettero pazientare
che fossimo sposati.
Tu eri trasfigurata.
Così sottile e nuova e nuda,
un ramo oscillante di lillà bagnato.
Tremavi, singhiozzavi di gioia, eri profondità d'oceano
traboccanti di Dio.
Dicesti che vedevi aprirsi i cieli
e mostrare ricchezze, pronte a piovere su noi.
Levitato al tuo fianco, io ero soggetto
a uno strano tempo grammaticale: il futuro incantato.

In quel presbiterio feriale spoglio d'echi,
ti vedo
lottare per contenere le fiamme
nel tuo vestito di jersey rosa
e nelle tue pupille - grandi gemme sfaccettate
che scuotono le loro fiamme di lacrime, davvero come grosse gemme
agitate in una coppa di dadi e offerte a me.

Ted Hughes

(Traduzione di Anna Ravano)

giovedì 5 luglio 2012

Al Museum Quartier di Rosanna Bazzano




Budapest 2010





Al Museum quartier

Al Museum quartier
ho lasciato che tutti vedessero
il bastone tentennare
sull’acciottolato chiaro.

Tu camminavi
due passi avanti ai miei.
Lei mi chiedeva
se ciò mi umiliasse.
Io mi facevo pena.

All’uscita
mi hai infilato il cappotto
e sistemato il cappello,
io mi sentivo in fin di vita
ma ti ho sorriso.

Vienna, Natale 2008

Rosanna Bazzano


(Questa poesia è un vero regalo, una delle mie preferite, una di quelle più mie e più vere perché segna uno dei momenti più dolorosi della mia vita... quando la mia malattia mi ha costretta ad usare, per la prima volta in pubblico, un bastone... una di quelle poesie che non mostro mai)

mercoledì 4 luglio 2012

"La disperazione di Penelope" di Ghiannis Ritsos


Odissea 1968 - Irene Papas nel ruolo di Penelope






La disperazione di Penelope

Non è che non lo riconobbe alla luce del focolare:
non erano gli stracci del mendicante,
il travestimento. – no; segni evidenti:
la cicatrice sul ginocchio, il vigore,  l’astuzia nello sguardo.
Spaventata, la schiena appoggiata alla parete, cercava
una giustificazione, un rinvio,
ancora un po’ di tempo, per non rispondere,
per non tradirsi. Per lui, dunque, aveva speso vent’anni,
vent’anni di attesa e di sogni, per questo miserabile,
lordo di sangue e dalla barba bianca?
Si gettò senza voce su una sedia,
guardò lentamente i pretendenti uccisi al suolo,
come guardasse morti i suoi stessi desideri. E
“Benvenuto”
disse, sentendo estranea, lontana la sua voce.
Nell’angolo, il suo telaio proiettava ombre di sbarre sul soffitto,
e tutti gli uccelli che aveva tessuto con fili rossi brillanti
tra il fogliame verde,  a un tratto
in quella notte del ritorno, diventarono grigi e neri
e volarono bassi sul cielo piatto  della sua ultima pazienza.


-- Ghiannis Ritsos

martedì 3 luglio 2012

MEBMER (racconto) di Rosanna Bazzano

MEBMER – Ceylon- THE’ NOIR – TE’ NERO – TE’ NEGRO – 1,75 g – 3/5 Min.
Legge tutto lentamente, Vera, quasi per prolungare il momento in cui deve aprire quella bustina di carta ed estrarre quell’erba che è il suo risveglio quotidiano.
Legge  una, due , tre volte.
Poi di scatto la strappa e con essa la speranza, il sogno suo  più dolce, l’attesa e il ricordo.
L’essenziale è davvero invisibile agli occhi.
Tutti vedono Vera che si prepara il tè. Una visione quasi ovvia, da parato sullo sfondo, insignificante.
Vera invece vede strappata la sua anima, ha detto non ci credo più.
Il suo mondo va giù come un castello di sabbia… no, peggio come un castello di cristallo fino, ed ogni scheggia crea dolorosissime ferite che nessuno vede.
Se lei potesse scegliere preferirebbe mille volte essere trafitta tutta, desidera il dolore più di ogni altra cosa.
Non importa quale dolore, potrebbe essere una lama che la trafigge come un autotreno con rimorchio che la schiacci, una scossa che la frigga, dieci uomini che la violentino, un cappio che le tolga tutta l’aria, l’aria di cui non ha più alcun bisogno…
Tutto, tutto ciò che la mente umana più crudele possa concepire sarebbe bene accetto in quel momento.
Tutto per non sentire più, per non sentire più nulla.
Ma nessun male giunge a darle pace e lei continua a prepararsi il tè.
Cala la bustina nella tazza, attende più del necessario l’infusione, gli occhi fissi sulla sua speranza che annega e si discioglie nel liquido caldo.
E’ tè o sangue quel liquido che si arrossa?
- Non è sangue…
pensa  – la vita non mi sta finalmente abbandonando, magari uscisse da me gorgogliando vigorosamente.
La vita esce da me lasciandomi viva, amaramente viva, inutilmente viva.
Tè amaro, per la prima volta in vita sua.
Non vuole illusori edulcoranti alla sua realtà, basta con mistificanti surrogati del piacere.
Vuole scoprire fino in fondo che sapore ha l’addio.

domenica 1 luglio 2012

L'incuria di Rosanna Bazzano





Hai lasciato il latte
sopra la finestra.

La cicca fuma 
nella ceneriera 
sul piccolo tavolo 
della cucina
dove arde, 
incustodita, 
una candela.

Le luci gialle, 
nella notte nera,
invitano a banchetto
le zanzare
e nel lavello
le stoviglie sporche
hanno putride pozze
d'acqua
del rubinetto
che hai lasciato 
a gocciolare.

Nei pochi vasi
dietro la finestra
stecchi che un tempo
sono stati fiori
ed un amore,
il nostro amore,
morto di dolore.