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venerdì 31 maggio 2013

"Dormiva..." di Patrizia Valduga

si avvia un lungo toccare
dis. Milo Manara

Dormiva. Ps... ps... Cristo santo, senti
come cresce!... Si avvia un lungo toccare.
Cresce e non può aspettare... Poi lenti
baci e tenaci... e baciare a baciare
incìta... a meglio amarti, non lo senti?
 non puoi lasciarlo fuori... poi in un mare
di umori, di sogni solari o chiusi,
avviticchiati, agglutinati, fusi.

- Patrizia Valduga



Patrizia Valduga (Castelfranco Veneto, 1953) è una poetessa e traduttrice italiana, compagna del poeta, traduttore e critico letterario Giovanni Raboni. La loro relazione è durata dal 1981 al 2004, anno della morte del poeta.
Ha fondato nel 1988 la rivista mensile Poesia che ha diretto per un anno.

Maurilio Manara detto Milo (Luson, 12 settembre 1945) è un fumettista italiano, conosciuto in Italia e all'estero per il fascino sensuale delle sue tavole.


giovedì 30 maggio 2013

"Io non vorrei crepare" di Boris Vian

le cose che contano: le rose eterne
Peder Severin Kroyer, Les roses, 1902


Io non vorrei crepare

Io non vorrei crepare
senza aver visto *almeno* i cani messicani neri
che senza sognare dormono a ciel sereno;
senza aver conosciuto ai tropici le voraci
scimmie divoratrici (le scimmie a culo nudo).
O anche i ragni argentati dai serici nidi felici
di spruzzi traforati.

No, non vorrei crepare ignorando se la presunta
monetina che spunta sotto la faccia della luna
stia a nascondere una seconda faccia a punta.
Se - dopo gran riflessioni - il sole e' freddo.
Se le famose quattro stagioni
son proprio quattro e non tre.
Senza aver passeggiato per il corso in vestaglia
guardando fissa la marmaglia dei guardoni.
Senza aver ficcato i miei *coglioni*
in ogni posto vietato.

Io non vorrei finire senza sapere la lebbra
(beh, si fa per dire)
o almeno la febbre dei sette mali che
più o meno certamente si acchiappano laggiù:
resterei indifferente al bene e al male
purché di tutta questa vasta delizia
l'assoluta primizia
fosse riservata a me.

E poi non basta, c'e' tutto ciò che conosco,
che ho imparato ad amare: il fondo verde bosco
del mare dove le alghe sottili gareggiano nel
disegnare onde di valzer sugli arenili.
E ancora la terra, che a giugno crepita e sbotta
di odori, e le conifere, e un semplice pugno d'erba...

... e i baci di quella! Si, insomma quella, signori.
Ursula.
Ursulotta. La più bella orsacchiotta
fra tutte le orse maggiori.
Quella per la quale proprio non vorrei crepare
senza averla avuta tutta. Goderla la bocca nella bocca,
i bei seni nelle mie mani, poi con gli occhi il resto e...
Basta! Questi son fatti miei. Si, taccio.

Morire? Non posso, come faccio? ( come si fa? )

Come vuoi crepare senza che ancora si siano inventate
le cose che contano: le rose eterne, le giornate di un'ora,
i monti marini e le spiagge, beh, le spiagge montagnose.

La cuccagna finiti tutti i tormenti, i quotidiani
splendenti di colori, i bambini contenti e tutti i trucchi
ancora dormenti dentro i crani stipati di ingegneri ingegnosi,
socialisti associati, urbanisti urbanizzati e pensatori pensosi

Io non vorrei finire senza sapere la lebbra
Dio, quante cose da fare,
da intendere e volere
da contare e aspettare,

Mentre la fine già avanza in notti sempre più nere.
Striscia, con la schifosa sembianza di un rospo.
Eccola, non c'e' pi scampo.
Gli occhi nei miei...

No, proprio no,
in non verrei crepare,
nossignori, nossignore,
non senza aver fatto conoscenza
del sapore tormentoso di cui sono geloso e goloso.
Il sapore pi delicato che si possa sentire.
Il più forte.

Io non vorrei crepare.
Senza aver gustato il gusto della morte.

- Boris Vian



Boris Vian (Ville-d'Avray, 10 marzo 1920 – Parigi, 23 giugno 1959) è stato uno scrittore, paroliere, drammaturgo, poeta, trombettista e traduttore francese.

È stato anche membro del Collège de Pataphysique nonché dirigente del reparto discografico jazzistico presso Philips.

Peder Severin Krøyer, o Krøyer (Brabrasa, 23 luglio 1851 – 21 novembre 1909), è stato un pittore impressionista norvegese naturalizzato danese.

Fu uno dei più amati artisti della confraternita dei Pittori di Skagen.


mercoledì 29 maggio 2013

"...e in fine" di Rosanna Bazzano


torneremo, senza nessuna pena




…e in fine
come fiumi
che, straripati,
quieti 
tornano ai loro argini,
nei nostri letti
di sassi e limaccia,
torneremo
senza nessuna pena.

- Rosanna Bazzano


Il timore della fine diventa per l'innamorato sempre presagio funesto di essa.


martedì 28 maggio 2013

"L'amica del mio cuore" Canto d'amore Shoshoni

lei è più bella, più degna d'amore


Bella è la stella bianca del crepuscolo,
e il cielo più limpido
e la fine del giorno;
ma lei è più bella e più cara,
lei, l'amica del mio cuore!

Bella è la stella bianca del crepuscolo,
e la luna che vaga
verso i confini del cielo;
ma lei è più bella, più degna d'amore,
lei, l'amica del mio cuore.

- Canto d'amore Shoshoni

(tratto da "Amore mio", Certosa di Padula)

lunedì 27 maggio 2013

"Bisogna strappare la gioia" di Vladimir Majakovskij

bisogna strappare la gioia ai giorni futuriRobert Doisneau, "Skipping without a rope", Parigi, 1953



Ai vecchi giorni
il vento
riporti
solo
un garbuglio di capelli.
Per l’allegria
il pianeta nostro
è poco attrezzato.
Bisogna
strappare
la gioia
ai giorni futuri.
in questa vita
non è difficile
morire.

- Vladimir Majakovskij


domenica 26 maggio 2013

"Na bbruna" di Prospera Paturnia

na bbella bbruna cu 'o sguardo affatato


Se so’ assettate proprio cca ’e rimpetto
na bbella bbruna  cu  ’o sguardo affatato,
nu poco trascurata e cu ll’apprietto,
nu russo brutto ca fa  ’o  ’mmartenato.

E io sto  penzanno:   - ’A vita quant’ è  ’ngrata! -
vedennola   accuità  a isso ammurbato,
-  ’A femmena cchiù bbella e cchiù aggarbata
’ddevent’ ’a pezza e ll’omm’ ammartenato.

- Prospera Paturnia (Rosanna Bazzano)

apprietto: ansia, affanno.
ammartenato: borioso, presuntuoso, sprezzante.


sabato 25 maggio 2013

"I tuoi passi" di Paul Valery

il mio lento cuore non era che nei tuoi passi



Nati dal mio silenzio,
posati santamente,
lentamente, i tuoi passi
procedono al mio letto
di veglia muti e gelidi.

Persona pura, ombra
divina, come dolci
i passi che trattieni.
O iddii, quale indovino
i doni che mi attendono
sopra quei piedi nudi!

Se da protese labbra,
per acquietarlo, all'ospite
dei miei sogni prepari
d'un bacio il nutrimento,
non affrettarlo il gesto
tenero, dolcezza
di essere e non essere:

io vissi dell'attesa
di te, il mio lento cuore
non era che i tuoi passi.

- Paul Valéry


venerdì 24 maggio 2013

"Zitto" di Rosanna Bazzano

non sarò mai terra...
Vladimir Volegov



Zitto

Zitto,
non lo sa nessuno
che il fiore di glicine
cadendo
bacia la terra,
e il suo bacio è lieve,
e la terra è bella e adorna.

Taci,
nessuno saprà
il mio segreto dolore:
non sarò mai terra
né tu il mio glicine.

- Rosanna Bazzano, L'Olivo saraceno, 2009


mercoledì 22 maggio 2013

"L'occhio del firmamento" di Alda Merini

se io potessi spingere il vascello  della mia ira

Se l’occhio solare del firmamento
potesse darti il gelo del mio cuore
perché io non ti vedo
e tenebra mi sembra la luce
e ancora la luce tenebra
se io potessi spingere il vascello della mia ira
contro il solo tormento
che sei tu mio scoglio,
e avvolgerti dentro le vele
di una grande carezza,
la mia disperazione diventerebbe fango,
il mio fango diventerebbe preghiera.

- Alda Merini , La volpe e il sipario

martedì 21 maggio 2013

"Disarmonia prestabilita" di Hans Magnus Enzensberger

Yin e Yian



Disarmonia prestabilita

Per ognuno di quelli che spaccano
la loro bottiglia di birra in testa a un tamil
al pronto soccorso c’è un chirurgo
che ricuce i crani.
E viceversa.

Per ogni cercamine
che rischia la pelle
un mercante d’armi.
E viceversa.

Per ogni stupratore una donna
con in mano il coltello da carne,
per ogni assistente sociale un neonazi,
per ogni stipendio alto
un’inchiesta tributaria, per ogni mostro
una soave madonna, e viceversa.

Ah, ha il suo bel daffare
ognuno di noi.
E non s’intravvede una fine.

- Hans Magnus Enzensberger

lunedì 20 maggio 2013

"Mi piace la gente" di Mario Benedetti

mi piace la gente...



Mi piace la gente che vibra,
che non devi continuamente sollecitare
e alla quale non c’è bisogno di dire cosa fare
perché sa quello che bisogna fare
e lo fa in meno tempo di quanto sperato.

Mi piace la gente che sa misurare
le conseguenze delle proprie azioni,
la gente che non lascia le soluzioni al caso.

Mi piace la gente giusta e rigorosa,
sia con gli altri che con se stessa,
purché non perda di vista che siamo umani
e che possiamo sbagliare.

Mi piace la gente che pensa
che il lavoro in equipe, fra amici,
è più produttivo dei caotici sforzi individuali.

Mi piace la gente che conosce
l’importanza dell’allegria.

Mi piace la gente sincera e franca,
capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli

Mi piace la gente di buon senso,
quella che non manda giù tutto,
quella che non si vergogna di riconoscere
che non sa qualcosa o si è sbagliata

Mi piace la gente che, nell'accettare i suoi errori,
si sforza genuinamente di non ripeterli.

Mi piace la gente capace di criticarmi
costruttivamente e a viso aperto:
questi li chiamo “i miei amici”.

Mi piace la gente fedele e caparbia,
che non si scoraggia quando si tratta
di perseguire traguardi e idee.

Mi piace la gente che lavora per dei risultati.
Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa,
giacché per il solo fatto di averla al mio fianco
mi considero ben ricompensato.

- Mario Benedetti

Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), è stato un poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano.

Inutile chiedersi perché c'è una mia foto... senza saperlo, senza conoscermi, inconsciamente, Mario Benedetti l'ha scritta pensando a me, perché sono così e così mi piace la gente... (e ogni tanto amarsi fa bene... :) )

domenica 19 maggio 2013

"Ju la puddira sugnu..." di Giuseppe Nicolosi Scandurra



Ju la puddira sugnu e tu la lampa...



Strambotto XLVII

Ju la puddira sugnu e tu la lampa,
tu sempri addumi pri abbruciari a mia,
iu sempri giru attornu la to vampa,
pirchì nun sacciu mai scurdari a tia,
canusciu ca tu accurzi la me campa,
vidi?.. quasi ca sugnu a la gunia,
ma sazziu moro, pirchì la me stampa
‘mpiccicata pri spirdu resta a tia.

- Giuseppe Nicolosi Scandurra


Traduzione:

Io sono la falena e tu la fiamma
tu sempre ardi per bruciare me
io sempre giro intorno alla tua vampa
perché non so dimenticare te
so bene che accorci la mia vita
vedi? ormai sono quasi in agonia
ma muoio sazio perché con la mia figura
resta attaccata a te l'anima mia.

- Traduzione di Rosanna Bazzano

Giuseppe Nicolosi, inteso Scandurra dal cognome della madre a cui il poeta somigliava moltissimo, Catania 1887 - 1966, fu poeta dialettale siciliano.


sabato 18 maggio 2013

"Guardami adesso" di Rosanna Bazzano

Guardami adesso


Guardami adesso


Guardami adesso,

ora che l’acqua scorre

sul mio corpo nudo

e  rivoli

si aggiungono a rivoli,

si rincorrono,

si raggiungono,

si confondono.


Guardami adesso

ora che l’acqua mi bagna

come pioggia battente

venuta giù dal cielo,

un cielo inclemente 
e sordo,

un cielo muto.

Guardami adesso,

ora che non vedi

i miei occhi

bagnarsi di lacrime,

confuse a gocce

senza alcun sapore.

Guardami adesso,

ora che puoi dire

di non avere visto

tutto il dolore

che mi stai donando,

senza mentire. 


- Rosanna Bazzano, da L'Olivo Saraceno, 2009


venerdì 17 maggio 2013

"La città" di di Anne Sexton



La città non esiste
se non dove un albero dai capelli
neri scivola via, come una donna
annegata nel cielo caldo. Tace,
la città. Bolle la notte, con dieci
e una stella. Oh notte stellata,
stellata notte! È così che voglio
morire.

Si muove. Sono tutti quanti vivi.
Quando la luna rompe le catene
arancioni che la legano e spruzza
bambini dai suoi occhi, come un dio,
il vecchio serpente, senza esser visto
divora le stelle. Oh stellata notte,
notte stellata! È così che voglio
morire:

in questa strisciante bestia notturna,
risucchiata tutta dentro nel grande
drago, separata
dalla mia vita senza una bandiera,
senza pancia
né grido.

- Anne Sexton

giovedì 16 maggio 2013

"Come si ascolta piovere" di Octavio Paz

Ascoltami... né attenta né distratta,
passi lievi... acqua che è aria


Ascoltami come chi ascolta piovere,
né attenta né distratta,
passi lievi, pioviggine,
acqua che è aria, aria che è tempo,
il giorno non finisce di andarsene,
la notte tuttavia non arriva,
figure della nebbia
voltano l’angolo,
figure del tempo
nell’ansa di questa pausa,
ascoltami come chi ascolta piovere,
senza ascoltarmi.

- Octavio Paz


Octavio Paz (Città del Messico, 31 marzo 1914 – 20 aprile 1998) è stato un diplomatico, poeta e scrittore messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990.
È considerato il poeta di lingua spagnola più importante della seconda metà del Novecento. Nell'arco dell'intero secolo è superato per fama solo da Juan Ramón Jiménez, Vicente Huidobro, César Vallejo e Pablo Neruda.


martedì 14 maggio 2013

"Sempre più difficile" di Erich Fried

voglio vederti ancora molte volte...
Jack Vettriano, Guardarsi


Sempre più difficile  


Vederti una volta sola e poi mai più 
dev'essere più facile 
che vederti ancora una volta e poi mai più .

Vederti ancora una volta e poi mai più 
dev`essere più facile
che vederti ancora due volte e poi mai più .

Vederti ancora due volte e poi mai più 
dev`essere più facile 
che vederti ancora tre volte e poi mai più .

Ma io sono uno stupido
e voglio vederti ancora molte volte 
prima di non poterti vedere mai più.


- Erich Fried



lunedì 13 maggio 2013

"Sono questa vita" di Eugenio Montejo

Sono questa vita...
 quella che ho vissuto così come fu scritta ora dopo ora




Sono questa vita e quella che resta,
quella che verrà dopo in altri giorni,
in altri giri della terra.

Quella che ho vissuto così come fu scritta
ora dopo ora
sul grande libro indecifrabile,
quella che mi va cercando per strada,
da un taxi
e senza avermi visto mi ricorda.

Ancora non so quando arriverà, chi la trattiene,
non conosco il suo viso, il suo corpo, il suo sguardo,
non so se arriverà da un altro paese
in un tappeto volante
o da un altro continente.

Sono questa vita che ho vissuto o malvissuto
ma ancor di più quella che deve arrivare
nelle orbite che la terra mi deve.
Quella che sarà domani quando arrivi
in un amore, una parola;
quella che in ogni attimo spero di prendere
senza sapere se è qui, se è lei quella che scrive
guidandomi la mano.

- Eugenio Montejo


Ogni tanto bisogna prendere coscienza di sé, avere contezza di sé nel bene e nel male. 
Mai dimenticare chi si è...


domenica 12 maggio 2013

" A mia madre " di Rosanna Bazzano


mia madre ed io


A mia madre

Quando sei seduta,
intenta al tuo pregare,
io mi perdo
nei tuoi soliloqui cerimoniosi
nel tuo cadenzare ritmato
nel tuo dondolante rituale.
La tua voce
è come cantilena del maghreb
ai miei orecchi
e mentre ne capisco appena il senso
ho bisogno di questa nenia
per sentirmi salva.

- Rosanna Bazzano

Stamattina, in via eccezionale non posterò una poesia in dialetto... Oggi si ricorda il sentimento d'amore più radicale che esista: il legame madre - figlio.


sabato 11 maggio 2013

"Incantesimo" di Marina Cvateva

perché tu non mangi, non canti , non beva, non dorma
Katie Mc Grath,  Morgana nel film Merlino 



Ti ho versato nel bicchiere
una manciata di capelli bruciati,
perché tu non mangi, non canti,
non beva, non dorma.
Perché la giovinezza non ti sia gioia,
perché lo zucchero non ti sia dolce.
Perché tu non te la intenda nel buio della notte
con la giovane moglie.
Come i capelli tuoi d'oro
sono divenuti cenere grigia,
così gli anni miei giovani
diventeranno bianco inverno.
Perché tu diventi cieco-sordo,
perché ti dissecchi come il muschio,
perché ti dilegui come un sospiro.

- Marina Cvetaeva


Marina Ivanovna Cvetaeva, o Svetaeva, in russo: Мари́на Ива́новна Цвета́ева, pronunciato Zvetàieva (Mosca, 8 ottobre 1892 – Elabuga, 31 agosto 1941), è stata una poetessa e scrittrice russa.
Nata a Mosca, fu una delle voci più originali della poesia russa del XX secolo e l'esponente più di spicco del locale movimento simbolista; il suo lavoro non fu ben visto dal regime staliniano, anche per via di opere scritte negli anni venti che glorificavano la lotta anticomunista dell'"armata bianca", in cui il marito Sergej Jakovlevič Efron militava come ufficiale; quest'ultimo, insieme al figlio e alla stessa Cvetaeva lasciarono Parigi per Mosca nel 1939, per poi venire arrestati e sparire. La poetessa rimasta sola, smarrita, una domenica d'estate del 1941 s'impicca nella camera che ha affittato nella casetta di due pensionati. La riabilitazione della sua opera letteraria avvenne solo a partire dagli anni sessanta, vent'anni dopo la sua morte.

La poesia della Cvetaeva unisce l'eccentricità a un rigoroso uso della lingua, non priva di metafore paradossali. Se durante la prima fase creativa, Cvetaeva risentì dell'influenza di Majakovskij e del suo vigore poetico, in seguito se ne distaccò grazie alla sua cultura basata sui romantici tedeschi, e quindi si accostò maggiormente sia a Pasternak sia all'animo poetico di Puskin.

Tra i suoi temi rientrano l'emotività e la sessualità femminili.


venerdì 10 maggio 2013

"La luce stamattina" di Rosanna Bazzano



E Napoli, da qui, non fa più male di Ginevra...

La luce stamattina arrossa le case
e la città, vista da qui,
appare quasi innocente.
Incolpevole,
con le sue pietre e la sua terra.

E Napoli, da qui,
non fa più male di Ginevra.

La luce stamattina
è così bella
che scrivere è un peccato.

- Rosanna Bazzano, 27 novembre 2012

mercoledì 8 maggio 2013

"Io che come sonnambulo cammino" di Camillo Sbarbaro

Io sono ancora giovane, inesperta,
col cuore pronto a tutte le follie...
Vladimir Volegov, Passeggiata



Io che come un sonnambulo cammino
per le mie trite vie quotidiane,
vedendoti dinanzi a me trasalgo.
Tu mi cammini innanzi lenta come
una regina.
Regolo il mio passo
io subito destato dal mio sonno
sul tuo ch'è come una sapiente musica.
E possibilità d'amore e gloria
mi s'affacciano al cuore e me lo gonfiano.
Pei riccioletti folli d'una nuca
per l'ala d'un cappello io posso ancora
alleggerirmi della mia tristezza.
Io sono ancora giovane, inesperto
col cuore pronto a tutte le follie.

Una luce si fa nel dormiveglia.
Tutto è sospeso come in un'attesa.
Non penso più. Sono contento e muto.
Batte il mio cuore al ritmo del tuo passo.

- Camillo Sbarbaro

martedì 7 maggio 2013

"Non appassiscono i baci" di Gioconda Belli

sempre rifiorisco, come i cortili verdi di maggio
Anselmo Bucci, La terrazza di via Montenapoleone, 1933


Non appassiscono i baci
come i fiori dell’albero di fuoco,
né mi crescono baccelli sulle braccia;

ma sempre rifiorisco
con questa pioggia interna,
come i cortili verdi di maggio
e rido perché amo il vento e le nuvole
e il passo degli uccelli canori,
e sebbene io resti impigliata nella rete dei ricordi,
coperta d’edera come le antiche muraglie,
continuo a credere nei sussurri serbati,
nella forza dei cavalli selvaggi,
nel messaggio alato dei gabbiani.
Credo nelle radici innumerevoli del mio canto.

- Gioconda Belli

L'animo gentile conserva di se le cose belle e rifiorisce sempre e nonostante tutto... 


Gioconda Belli (Managua, 9 dicembre 1948) è una poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense.
Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del suo paese e la lotta sandinista, il femminismo e l'emancipazione della donna, il rapporto tra l'america precolombiana e il Sudamerica attuale, e un certo livello di misticismo. È anche autrice di diverse raccolte di poesie, caratterizzate da una poetica sensuale e femminile.


lunedì 6 maggio 2013

"Il tuo cuore" di Alessandro Parronchi

il cuore come un'acqua perduta in un deserto,
 invano aspetta chi ci si disseti
Ugo Netti, Nudo di donna



IL TUO CUORE

…io lo penso, il tuo cuore, come un’acqua
perduta in un deserto
che invano aspetta chi ci si disseti.
Lo penso come un albero fiorito
in piena notte, che nessuno guarda,
se non da vetri in fuga un viaggiatore
che noia o affari portano lontano.
Come uccello spaurito
vaga pei lacunari d’una volta
di cui non trova uscita e crea soltanto
col suo strido più vasta solitudine…


- Alessandro Parronchi
(da Coraggio di vivere, 1956)

Strano come, leggendo questa poesia, si sia più propensi ad immaginarla scritta per se che a dedicarla ad altri.
Come se una sorta di insoddisfazione, di fame di affetto, albergasse costantemente nell'animo umano.


sabato 4 maggio 2013

"Gli somiglia" di Costantino Kavafis


Gli somiglia. Ma io più bello lo rammento...
Edouard Boubat- Un couple s’embrassant, Paris, 1959


Gli somiglia, certo,
questo piccolo schizzo a matita.

Tracciato in fretta a bordo della nave
un pomeriggio d’incanto.
Intorno a noi lo Ionio.

Gli somiglia. Ma io più bello lo rammento.
Fino alla sofferenza sensitivo,
il che gl'illuminava l’espressione.
A me appare solo più bello
ora che l’anima mia lo rievoca dal Tempo.

Dal Tempo. Son tutte molto vecchie queste cose –
lo schizzo, la nave, il pomeriggio.

- Costantino Kavafis, 
("Poesie erotiche", Crocetti Editore)


venerdì 3 maggio 2013

"Oggi" di Anna Achmatova

Oggi ho da fare molte cose...



Oggi ho da fare molte cose:
devo uccidere fino in fondo la memoria
devo impietrire l’anima
devo imparare di nuovo a vivere.

- Anna Achmatova


Anna Andreevna Achmatova pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko (Bol'soj Fontan, 11 giugno 1889 – Mosca, 5 marzo 1966) è stata una poetessa russa; non amava l'appellativo di poetessa, perciò preferiva farsi definire poeta, al maschile.

giovedì 2 maggio 2013

"Io per la voglia" di Patrizia Valduga



Io per la voglia scoppio e mi sconsolo
Amedeo Modigliani, Nudo



Io per la voglia scoppio e mi sconsolo.
Oh se potessi scagliarmi al suo collo,
e non destarlo... o strascinarmi al suolo
e con lascivo assalto, anche il midollo
succhiargli... o con audaci mani a volo
provarne gli inguini... Avida controllo
che fa di lui la sua notte testarda,
la mia che come astuta, tarda e tarda


- Patrizia Valduga





Patrizia Valduga (Castelfranco Veneto, 1953) è una poetessa e traduttrice italiana, compagna del poeta, traduttore e critico letterario Giovanni Raboni. La loro relazione è durata dal 1981 al 2004, anno della morte del poeta.
Ha fondato nel 1988 la rivista mensile Poesia che ha diretto per un anno.



Amedeo Clemente Modigliani, noto anche con i soprannomi di Modì e Dedo (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920), è stato un pittore e scultore italiano, celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e colli affusolati. Affetto da alcolismo su un fisico già dotato di una salute pessima, morì all'età di trentacinque anni. È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise.