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sabato 10 maggio 2014

"La moglie segreta" da Il maestro e Margherita di Michail Bulgacov



Ben presto, quella donna divenne la mia moglie segreta. Veniva da me quotidianamente, di giorno
Gustave Courbet, Gli amanti felici


(Mi ha colpito molto il termine "moglie segreta", la parola "amante" ha in sé un ché di sordido, lascivo e consumistico. La parola moglie conferisce dignità alla donna, ma anche all'uomo che la considera tale, nonché e sopratutto all'amore… Rosanna Bazzano)

- Essa aveva in mano orribili fiori gialli inquieti. Non so come si chiamino, ma sono sempre i primi ad apparire a Mosca. Questi fiori si stagliavano nettamente sul suo soprabito nero primaverile. Aveva fiori gialli! Un brutto colore. Dalla Tverskaja svoltò in un vicolo e si voltò. Conosce la Tverskaja, no? Lungo la Tverskaja camminavano migliaia di persone, ma le garantisco che essa vide me solo e mi guardò, non dico preoccupata, ma addirittura in un certo qual modo morboso. Fui colpito non tanto dalla sua bellezza, quanto dalla straordinaria, mai vista solitudine nei suoi occhi! Ubbidendo a quel richiamo giallo, anch'io svoltai nel vicolo e la seguii. Camminavamo in silenzio lungo il vicolo triste e storto, io da un lato, lei dall'altro. E si figuri che non c'era anima viva. Mi tormentavo perché mi sembrava che fosse necessario parlarle, e temevo che non sarei riuscito a pronunciare neppure una parola, e lei se ne sarebbe andata, e non l'avrei mai più rivista. E s'immagini, a un tratto fu lei a parlare: - Le piacciono i miei fiori? Mi ricordo chiaramente il suono della sua voce, alquanto bassa, ma con brusche variazioni di tono, e - è sciocco, lo so - parve che un'eco risuonasse nel vicolo e si ripercuotesse nel muro giallo e sporco. Passai in fretta sull'altro marciapiede e, avvicinandomi a lei, risposi: - No. Mi guardò sorpresa, e, di colpo, in modo del tutto inatteso, sentii che per tutta la vita avevo amato proprio quella donna! Che storia, eh? Lei dirà, naturalmente, che sono pazzo. - Non dico niente, - esclamò Ivan, e soggiunse: - La supplico, continui!L'ospite continuò. - Si, mi fissò sorpresa, e poi, dopo avermi fissato, chiese: - Non le piacciono i fiori? Nella sua voce mi parve sentire dell'ostilità. Le camminavo accanto, cercando di tenere il passo, e, con mio grande stupore, non mi sentivo affatto imbarazzato. - No, mi piacciono i fiori, ma non questi, - dissi. - Quali le piacciono? - Le rose. Rimpiansi le mie parole, perché lei ebbe un sorriso contrito e gettò i suoi fiori nel rigagnolo. Li raccattai, un po' confuso, e glieli porsi, ma lei, sorridendo, li respinse ed essi mi rimasero in mano. Camminammo così, silenziosi, per un po', finché lei non mi tolse i fiori di mano e li gettò sul selciato, poi infilò sotto il mio braccio la mano col guanto nero svasato, e proseguimmo vicini. - E poi? - disse Ivan. - Per favore, non salti niente! - E poi? - l'ospite ripeté la domanda. - Quello che successe poi, lo può indovinare lei stesso -. Inaspettatamente si asciugò una lacrima con la manica destra, e prosegui: - L'amore ci si parò dinanzi come un assassino sbuca fuori in un vicolo, quasi uscisse dalla terra, e ci colpi subito entrambi. Così colpisce il fulmine, così colpisce un coltello a serramanico! Del resto, lei affermava in seguito che non era così, che ci amavamo da molto tempo pur senza esserci mai visti, e pur vivendo lei con un altro... e io, allora... con quella, come si chiama... - Con chi? - chiese Bezdomnyj. - Con quella, ma si... quella... mm... - rispose l'ospite schioccando le dita. - Lei era sposato? - Ma si, perché crede che schiocchi le dita?... Con quella... Varen'ka...Manecka... no, Varen'ka... il vestito a strisce, il Museo... Ma non ricordo. Ebbene, lei diceva che con quei fiori gialli in mano era uscita, quel giorno, perché io la potessi finalmente incontrare, e che se questo non fosse avvenuto, si sarebbe avvelenata, poiché la sua vita era vuota. Si, l'amore ci colpì in un baleno. Lo sapevo già, quel giorno, dopo un'ora, mentre eravamo, senza accorgerci dell'esistenza della città, sul lungofiume sotto le mura del Cremlino, Parlavamo come se ci fossimo lasciati il giorno prima, come se ci conoscessimo da molti anni. Ci accordammo per trovarci l'indomani nello stesso posto, sulla Moscova, e ci incontrammo. Il sole di maggio splendeva per noi. Ben presto, quella donna divenne la mia moglie segreta. Veniva da me quotidianamente, di giorno, e ad aspettarla io cominciavo sin dal mattino. Questa attesa si manifestava col fatto che spostavo gli oggetti sul tavolo. Dieci minuti prima mi sedevo vicino alla finestra e mi mettevo in ascolto, aspettando che il vecchio cancello sbattesse. È strano: prima che la incontrassi, poca gente veniva nel nostro cortiletto, anzi, non veniva mai nessuno, mentre adesso mi sembrava che tutta la città vi si precipitasse. Sbatteva il cancello, batteva il mio cuore, e, si figuri, dietro il finestrino, al livello del mio viso, appariva immancabilmente un paio di stivali sporchi. L'arrotino. Ma chi aveva bisogno di un arrotino nella nostra casa? Arrotare che cosa? Quali coltelli? Lei entrava una sola volta dal cancello, ma io avevo provato il batticuore almeno dieci volte, non dico una bugia. Poi, quando giungeva la sua ora e le lancette indicavano mezzogiorno, il batticuore continuava finché senza tacchettio, quasi silenziose, davanti alla finestra non mi passavano le scarpe con un nodo di camoscio nero, stretto da una fibbia d'acciaio. A volte scherzava, e fermandosi davanti alla seconda finestra, bussava al vetro con la punta della scarpa. Nello stesso istante io mi ritrovavo davanti a quella finestra, ma la scarpa scompariva, scompariva la seta nera che velava la luce, e io correvo ad aprirle. Nessuno sapeva del nostro legame, glielo garantisco, anche se questo non succede mai. Non lo sapeva suo marito, non lo sapevano i conoscenti. Nella vecchia casetta dove possedevo quello scantinato,naturalmente, sapevano, vedevano che mi veniva a trovare una donna, ma non ne conoscevano il nome. - E chi è? - chiese Ivan, interessato in sommo grado a quella storia d'amore. L'ospite fece un gesto a significare che non l'avrebbe mai detto a nessuno, e continuò il suo racconto. Ivan seppe che il Maestro e la sconosciuta si amavano talmente che divennero assolutamente inseparabili. Ivan ora si immaginava con chiarezza le due camere dello scantinato della casetta, dove regnava sempre il crepuscolo a causa del lillà e della palizzata. I logori mobili di mogano, lo scrittoio con l'orologio che suonava ogni mezz'ora, e libri, libri, che andavano dal pavimento di legno lucido fino al soffitto annerito dal fumo, e la stufa. Ivan apprese che, sin dai primi giorni della loro relazione, il suo ospite e la moglie segreta erano venuti alla conclusione che a farli incontrare all'angolo dellaTverskaja con il vicolo era stato il destino, e che erano stati creati eternamente l'uno per l'altra.

- Michail Bulgakov


"Chi ha detto che non esiste al mondo un amore vero, fedele ed eterno? 
Al mentitore sia tagliata la malefica lingua! Seguimi lettore, segui solo me, ed io ti mostrerò un simile amore." M. Bulgakov



Michail Afanas'evič Bulgakov ( Kiev, 15 maggio 1891 –Mosca, 10 marzo 1940) è stato uno scrittore e drammaturgo russo della prima metà del XX secolo. È considerato uno dei maggiori romanzieri del Novecento. Molti suoi scritti sono stati pubblicati postumi.










Jean Désiré Gustave Courbet (Ornans, 10 giugno 1819 – La Tour-de-Peilz, 31 dicembre 1877) è stato un pittore francese, il più rappresentativo del movimento realista francese del XIX secolo.











venerdì 9 maggio 2014

"Nella casa" di Rosanna Bazzano



… c'è troppo silenzio nelle case vuote
Francine Van Hove, In casa


...e sono entrata
come si entra in chiesa, 

in quella chiesa 
che benedicemmo

con il mio sangue 

e con il tuo languore.

- Rosanna Bazzano, da Poesie dell'inverno


...e la spazzola, 

sul lavandino asciutto

ha ancora qualche mio capello

e qualche mio pensiero, 

non così amaro,
 non così serio.

- Rosanna Bazzano, da Poesie dell'inverno


...e c'è troppo silenzio

nelle case vuote

e mura dalle ombre
 ancora calde, 

una bianca, 
una nera.

- Rosanna Bazzano, da Poesie dell'inverno



Arriva nella vita di tutti il momento di fare spazio al silenzio perché qualcosa ci addolora, che sia la morte di una persona cara, la perdita di un amore o una profonda umiliazione che ci toglie la dignità e ci lascia basiti, specie se proviene da una persona che pensavavamo ci amasse. Lo dice bene la Achmatova: 

Ho smesso di sorridere,  / le labbra sono gelate, / ad una sola speranza / segue più di una canzone. / Senza colpa cederò il canto / al riso e alla profanazione, / ché al colmo del dolore / per l’anima è il silenzio / d’amore. / Carskoe Selo, aprile 1915/ - Anna Achmatova, da Stormo Bianco


Rosanna Bazzano: Vedi bio di questo blog (Per inciso: non ho mai fumato in vita mia)











Francine Van hove , nata nel 1942 a Parigi, è una pittrice contemporanea francese. Caratteristica particolare della sua pittura è quella di rappresentare con dolcezza e realismo figure femminili, immerse nella scena del quotidiano.







giovedì 8 maggio 2014

L' eros II di Lambert Schlechter


cosa risponderti, se non prenderti tra le mie braccia
Marc Chagall, Innamorati



24

lontano dalla mia amata per troppo tempo
e molto soffrendo per la sua assenza
prendo un foglio e scrivo:

- i tuoi occhi -, - la tua bocca - , - i tuoi capelli -,
- le tue spalle - , le tue ascelle - , - le tue clavicole - ,
- i tuoi seni - , - i tuoi fianchi - , - la tua pancia - ,
- il tuo ombelico - , - i tuoi peli - , - i tuoi inguini - ,
- la tua vulva - , - le tue grandi labbra - , - le tue piccole labbra - ,
- il tuo clitoride - , - la tua vagina - , - le tue cosce - ,
- le tue ginocchia - , - i tuoi polpacci - , - le tue caviglie - ,
- il tuo culo, una natica e l'altra, la linea - ,
- il tuo perineo - , - il tuo ano - , - le tue mani - , - le tue dita - ,
- le tue dita del piede, le cinque dita del piede destro, 
  le cinque dita del piede sinistro - 

e GUARDO tutte queste parole, perdutamente


25

poi pensi che ho troppo desiderio di te
ho paura, dici, che ami solo il mio corpo
cosa risponderti, se non prenderti tra le mie braccia
fino a farti vibrare l'anima

- Lambert Schlechter, trad. Clemente Condello


Decisamente è così che vuole sentirsi amata una donna… 




 Caserta, 06 maggio 2014
(Maria Stella Eisemberg, Clemente Condello, Alessandro Decato, Anna Ruotolo, ???, Lambert Schlechter, Rosanna Bazzano, Francesco Iannone)


Caserta, il poeta lussemburghese Lambert Schlechter ha presentato la prima traduzione italiana del suo "L'envers de tous nos endroits", "All'opposto di ogni posto", traduzione di Clemente Condello.

Presto le foto della interessante presentazione, e successiva cena, organizzata dalla poetessa Anna Ruotolo, a cui ho avuto il piacere di partecipare. 

Bella la sezione di poesia d'amore, fatta di eros tattile ma pregno di amore, da cui ho tratto le poesie di oggi.


Lambert Schlechter (nato nel 1941) è un autore del Lussemburgo che ha scritto in tedesco e in francese, ma ora ha adottato il francese come sua lingua preferita. La sua opera comprende poesia, romanzi, saggi e contributi a giornali e riviste. 








Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985) è stato un pittore russo naturalizzato francese, d'origine ebraica.