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giovedì 28 febbraio 2013

"Tu parlavi una lingua meravigliosa" di Roberto Roversi










Tu parlavi una lingua meravigliosa

I sassi della stazione sono di ruggine nera.
Sto sotto la pensilina dove sventola adagio una bandiera.
In un campo una donna si china su due agnelli appena nati.
Striscia al vento nudo sopra il fuoco, il fuoco violento dei prati.

Un uccello, isolato, raccoglie sopra un vagone abbandonato
il cielo grande d’ottobre e gli strappa il fianco bianco e gelato,
intorno, dopo la notte, ci sono tronchi sporchi di mosto
e mille macchine in fila, laggiù, in un deposito nascosto.

Apro il giornale e provo a leggere per nascondermi un poco
mentre lei parla ad un uomo ed io riconosco il suo suono un poco roco.
Chiudo il giornale, la guardo, lei è voltata e non mi vede,
i capelli sono biondi e sono tinti; dunque lei alla vita non cede.

Vuoi guardarmi? Occhio della mente, occhio della memoria!
Una donna è vecchia quando non ha più giovinezza!
E ascolto la marea del cuore perché siamo vicini.
L’ho ritrovata per caso ma non è più una ragazza.

Vorrei chiamarla e dirle: le volpi con le code incendiate
non parlano ma gridano pazze fra gli alberi per il dolore.
Sediamoci per terra oppure là sopra panchine imbiancate,
sediamoci sopra un letto di foglie secche ed ascoltiamo il nostro cuore.

Ci siamo scordati e perduti, ti ritrovo adesso all' improvviso
dentro una piccola stazione in un giorno grigio d’ottobre;
tu non mi guardi neppure, io solo ho l’inferno nel cuore
perché la vita è una goccia che scava la pietra del viso.

Ogni mattina, ogni sera io parto e ritorno da solo
come il ragazzo che ero non posso più bruciare in un volo.
Il treno arriva, si ferma; la mia ombra sale parte scompare.
Io ti vedo giovane ancora come in un sogno dileguare.

- Roberto Roversi

Roberto Roversi (Bologna, 28 gennaio 1923 – Bologna, 14 settembre 2012) è stato uno scrittore, poeta, giornalista e libraio italiano, in gioventù partigiano, dal 1948 al 2006 gestore della libreria Palmaverde di Bologna,[1] autore di versi che sono anche diventati testi di canzoni messe in musica ed eseguite da artisti come Lucio Dalla, Francesco De Gregori e gli Stadio; fu anche direttore del quotidiano comunista Lotta Continua.

mercoledì 27 febbraio 2013

"Scoppia la luce" di Rosanna Bazzano


come l'amore lieto appaga e illude...


Scoppia la  luce 
  
Scoppia la luce
sullo specchio d'acqua,
come la verità
squarcia e disvela,
abbaglia e acceca
come la menzogna,
come l'amore lieto
appaga e illude.



- Rosanna Bazzano

martedì 26 febbraio 2013

Il fiore di Emily Dickinson

Mi sono nascosta nel mio fiore
Jhonn William Watherhouse, La mia rosa



Mi son nascosta nel mio fiore,
così che, quando appassirà dentro il tuo vaso,
per me tu senta, senza sospettarlo,
quasi una solitudine.

- Emily Dickinson

Ci sono momenti in cui le parole sembrano inutili



Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) è stata una poetessa statunitense. È considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo.
Emily Dickinson visse la maggior parte della propria vita nella casa dove era nata, ebbe modo di fare solo rare visite ai parenti di Boston, di Cambridge e nel Connecticut. La giovane donna amava la natura, ma era costantemente ossessionata dalla morte, vestiva solo di bianco in segno di purezza.