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venerdì 16 maggio 2014

"In sostanza" di Cesare Pavese


non chiedevo la pace nel mondo, chiedevo la mia…
Robert Doisneau, Enfant sage en cours de récréation



In sostanza chiedevo un letargo, 
un anestetico, 
una certezza di essere ben nascosto. 
Non chiedevo la pace del mondo, 
chiedevo la mia.

Cesare Pavese - La casa in collina

Il sentirsi diversi, per i più disparati motivi, può generare una sorta di desiderio di nascondersi per non avvertire il disagio di essere fuori posto.



Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, saggista e traduttore italiano.












Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1º aprile 1994) è stato un fotografo francese, autore del famosissimo "Bacio all'Hotel de Ville".







mercoledì 3 luglio 2013

" La parola non c'è..." di Cesare Pavese

sei riarsa come il mare…
Vladimir Volegov, Sullo scoglio


La parola non c’è
che ti può possedere
o fermare. Cogli
come la terra gli urti,
e ne fai vita, fiato
che carezza, silenzio.
Sei riarsa come il mare,
come un frutto di scoglio.
e non dici parole
e nessuno ti parla.

- Cesare Pavese



Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, saggista e traduttore italiano.


sabato 19 gennaio 2013

"Sempre vieni dal mare" di Cesare Pavese



Ogni volta è uno strappo, ogni volta è la morte...
Pierre Auguste Renoir, Onde


Sempre vieni dal mare


Sempre vieni dal mare
e ne hai la voce roca,
sempre hai occhi segreti
d'acqua viva tra i rovi,
e fronte bassa, come
cielo basso di nubi.

Ogni volta rivivi
come una cosa antica
e selvaggia, che il cuore
già sapeva e si serra.

Ogni volta è uno strappo,
ogni volta è la morte.

Noi sempre combattemmo.
Chi si risolve nell'urto
ha gustato la morte
e la porta nel sangue.

Come buoni nemici
che non s'odiano più
noi abbiamo una stessa
voce, una stessa pena
e viviamo affrontato
sotto povero cielo.

Tra noi non insidie,
non inutili cose -
combatteremo sempre.
Combatteremo ancora,
combatteremo sempre,
perché cerchiamo il sonno
della morte affiancati,
e abbiamo voce roca
fronte bassa e selvaggia
e un identico cielo.

Fummo fatti per questo.
Se tu od io cede all'urto.
segue una notte lunga
che non è pace o tregua
e non è morte vera.

Tu non sei più. Le braccia
si dibattono invano.
Fin che ci trema il cuore.
Hanno detto un tuo nome.

Ricomincia la morte.
Cosa ignota e selvaggia
sei rinata dal mare.

- Cesare Pavese

Il sentimento dell'amore non ricambiato permea molta della poesia di Pavese, uno tra i più grandi poeti italiani, dell'amore che sfugge, che illude... In una lettera di poco prima del suo suicidio scriveva:


« Posso dirti, amore, che non mi sono mai svegliato con una donna mia al fianco, che chi ho amato non mi ha mai preso sul serio, e che ignoro lo sguardo di riconoscenza che una donna rivolge a un uomo? 
E ricordarti che, per via del lavoro che ho fatto, ho avuto i nervi sempre tesi, e la fantasia pronta e precisa, e il gusto delle confidenze altrui? 
E che sono al mondo da quarantadue anni? 
Non si può bruciare la candela dalle due parti – nel mio caso l’ho bruciata da una parte sola e la cenere sono i libri che ho scritto.
Tutto questo te lo dico non per impietosirti – so che cosa vale la pietà, in questi casi – ma per chiarezza, perché tu non creda che quando avevo il broncio lo facessi per sport o per rendermi interessante. 
Sono ormai di là dalla politica. 
L’amore è come la grazia di dio – l’astuzia non serve. 
Quanto a me, ti voglio bene, Pierina, ti voglio un falò di bene. 
Chiamiamolo l’ultimo guizzo della candela. Non so se ci vedremo ancora. 
Io lo vorrei – in fondo non voglio che questo – ma mi chiedo sovente che cosa ti consiglierei se fossi tuo fratello. Purtroppo non lo sono.[18] »