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mercoledì 13 febbraio 2013

"Non respingere i sogni" di Pedro Salinas

muore solo un amore che ha smesso di essere sognato
dip. Marc Chagall, Gli sposi


Non respingere i sogni 

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola.
Sognare è il mezzo che l'anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

- Pedro Salinas


martedì 5 febbraio 2013

"E quando lei..." di Pedro Salinas

e quando mi parlerà di un paesaggio bianco...foto: Ningun Kala



E quando lei mi parlerà
di un cielo scuro,
di un paesaggio bianco,
ricorderò stelle che non ho visto,
che lei guardava, e neve che nevicava nel suo cielo.

Con la strana delizia di ricordare
di aver toccato ciò che non toccai
se non con quelle mani
che non raggiungo con le mie,
tanto distanti.

- Pedro Salinas

giovedì 24 gennaio 2013

"XXIII, La voce a te dovuta" di Pedro Salinas

come vorrei essere la materia che ti piace, che tocchi tutti i giorni
Jack Vettriano, Bye bye bye


XXIII

Io di più non posso darti.
Non sono che quello che sono.

Ah, come vorrei essere
sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone,
bruno.

Ah, come vorrei essere
vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Essere la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
- collana, profumi, seta antica -
di cui se senti la mancanza
domandi: "Ah, ma dov'è?"

Ah, e come vorrei essere
un'allegria fra tutte,
una sola,
l'allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l'amore di cui tu ti innamorassi.

Ma
non sono che quello che sono.

- Pedro Salinas, da "La voce a te dovuta"

Traduzione  di Emma Scoles


Il desiderio potente di farsi cosa per poter toccare l'amato in ogni momento, di farsi gioia, di farsi amore....


Pedro Salinas y Serrano (Madrid, 27 novembre 1891 – Boston, 4 dicembre 1951) è stato un poeta spagnolo, appartiene al gruppo di poeti-professori e ne rappresenta bene il modello perfetto. Egli è un ottimo conoscitore della letteratura spagnola ed europea, impegnato non solo nella critica e nell'università ma anche più creativamente con la produzione di poesia, romanzo e teatro.
"La voce a te dovuta" appartiene alla piena maturità dell'autore, venne pubblicata nel mese di dicembre del '33 e ottenne immediatamente un grande consenso di pubblico e di critica. Le maggiori riviste e le rubriche dei quotidiani dedicarono il loro spazio a numerose recensioni e il poeta Jorge Guillén tenne un'importante conferenza subito dopo l'uscita del libro.
La raccolta poetica, che è costituita da settanta componimenti, si rivela subito essere un unitario poema d'amore grazie alla sua compattezza tematica.
Il titolo corrisponde ad un emistichio del poeta Garcilaso tratto dalla III Egloga, vv. 11-12 dove il poeta dice:
« ma con la lingua morta e fredda nella bocca intendo muovere la voce a te dovuta... »
e la cadenza di certi versi rimandano a Shelley, mentre il sottotitolo, poema, invita ad un tipo di lettura continuata e serena.

sabato 5 gennaio 2013

I cieli di Pedro Salinas

abbandonati e galleggia



I cieli sono uguali.
Azzurri, grigi, neri,
si ripetono sopra
l’arancio o la pietra:
guardarli ci avvicina.
Annullano le stelle,
tanto sono lontane,
le distanze del mondo.
Se noi vogliamo unirci,
non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi,
di date e di leghe.
Abbandonati e galleggia
sopra il mare o sull’erba,
immobile, il viso al cielo.
Ti sentirai calare
lenta, verso l’alto,
nella vita dell’aria.
E ci incontreremo
oltre le differenze
invincibili, sabbie,
rocce, anni, ormai soli,
nuotatori celesti,
naufraghi dei cieli.

- Pedro Salinas


venerdì 14 dicembre 2012

Le domande di Pedro Salinas

il tuo sonno è circondato tutto dalle mie domande...
(dip. Notte stellata, Vincent Van Gogh)



Cominciano ad accendersi
le domande della notte.
Ve ne sono di distanti, quiete,
immense, come astri:
chiedono da lassù
sempre
la stessa cosa: come sei.
Altre, fugaci e minute,
vorrebbero sapere cose
lievi di te e precise:
misura
delle tue scarpe, nome
dell’angolo del mondo
dove potresti aspettarmi.
Tu non le puoi vedere,
ma il tuo sonno
è circondato tutto
dalle mie domande.
E forse qualche volta
tu, sognando, dirai
di si, di no, risposte
miracolose e casuali
a domande che ignori,
che non vedi, che non sai.

Perché tu non sai nulla:
e al tuo risveglio,
loro si nascondono,
invisibili ormai, si spengono.
E tu continuerai a vivere
allegra, senza mai sapere
che per metà della tua vita
sei sempre circondata
da ansie, tormenti, ardori,
che incessanti ti chiedono
quello che tu non vedi
e a cui non puoi rispondere.

- Pedro Salinas

"Quando ci s'innamora si soffre inevitabilmente. 
La domanda più frequente è: <Quanto ti sono mancato?>. Che vuol dire: < Quanto hai sofferto per me?> e se la risposta è tiepida vuol dire che anche il sentimento non ha più sapore. 
Perché più si sta male più si è innamorati: è come una cartina al tornasole. 
Anche Proust ne La ricerca del tempo perduto annotava: "Spesso, per poter scoprire che siamo innamorati, forse affinché questo accada, bisogna che arrivi il giorno del distacco." ." 

da Sull'amore, Paolo Crepet

martedì 30 ottobre 2012

"Non voglio che ti allontani dolore" di Pedro Salinas

La grande prova, lontano,  che  è esistita, che esiste...



Non voglio che ti allontani,
dolore, ultima forma
di amare. Io mi sento vivere
quando tu mi fai male
non in te, né qui, più oltre:
sulla terra, nell’anno
da dove vieni
nell’amore con lei
e tutto ciò che fu.

In quella realtà
sommersa che nega sé stessa
ed ostinatamente afferma
di non essere esistita mai,
d’essere stata nient’altro
che un mio pretesto per vivere.
Se tu non mi restassi,
dolore, irrefutabile,
io potrei anche crederlo;
ma mi rimani tu.

La tua verità mi assicura
che niente fu menzogna.
E fino a quando ti potrò sentire,
sarai per me, dolore,
la prova di un’altra vita
in cui non mi dolevi.
La grande prova, lontano,
che è esistita, che esiste,
che mi ha amato, sì,
che la sto amando ancora.

- Pedro Salinas, La voce a te dovuta (La voz a ti debida).


domenica 14 ottobre 2012

"Adesso ti amo" di Pedro Salinas

Che frenesia nell'amarti!
(Francesco Hayez, Il bacio)


Adesso ti amo,
come ama il mare la sua acqua:
dal di fuori, dal di sopra,
senza smettere di farsi
con essa tempeste, fughe,
dimore, riposi, calme.
Che frenesia nell'amarti!
Che entusiasmo di alte onde,
e che deliqui di schiume
vanno e vengono! Una frotta
di forme, fatte, disfatte,
al galoppo scarmigliate.
Però dietro i loro dorsi
un sogno si sta sognando
in un modo più profondo
di amare, che è laggiù sotto:
non esser più movimento,
smettere questo va e vieni,
avanti e indietro, da cieli
e abissi, e trovare infine,
fermo, il fiore senza autunno
di un amarsi quieto, quieto.

Pedro Salinas

mercoledì 10 ottobre 2012

"Non trattenerti mai" di Pedro Salinas

solo per te c'è spazio là dove io ti aspetto,
nient'altro che i passi dei tuoi piedi...


Non trattenerti mai
quando vorrai cercarmi.
Se vedi mura di acqua,
ampi fossati d’aria,
siepi di pietra o tempo,
guardie di voci, passa.

Ti aspetto con un essere
che non aspetta gli altri:
solo per te c’è spazio
là dove io ti aspetto.

Nessuno può incontrarsi
lì con me eccetto il corpo
che ti conduce, come
un miracolo, in bilico.
Intatto, inalienabile,
un grande spazio bianco,
azzurro, in me non vuole
nient’altro che i tuoi voli,
i passi dei tuoi piedi;
non si vedranno mai
in esso altre orme.

E se a volte mi guardi
come a un prigioniero,
tra cose astruse,
o dietro delle porte,
pensa alle alte torri,
alle tremule cime
dell’albero, ben saldo.
Le anime delle pietre
che sotto sono all’opera
è sulla punta estrema
della torre che aspettano.

E loro, uccelli, nuvole,
non si sbagliano: lasciano
che passino al di sotto
gli uomini ed i giorni,
e vanno in alto,
sulla cima dell’albero,
l’apice della torre,
sicuri che lassù,
sulle frontiere estreme
del loro essere terreni,
è dove si consuma
ogni amore gioioso,
solitari ritrovi
della carne e le ali.

- Pedro Salinas