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giovedì 6 febbraio 2014

"Carme 5 - Dammi mille baci" di Gaio Valerio Catullo


dammi mille baci e ancora cento
Antonio Canova, Amore e Psiche giacenti (particolare)



Carme 5

Godiamoci la vita, mia Lesbia, l'amore,

e il mormorio dei vecchi inaciditi

consideriamolo un soldo bucato.

I giorni che muoiono possono tornare,

ma se questa nostra breve luce muore

noi dormiremo un'unica notte senza fine.

Dammi mille baci e ancora cento,

dammene altri mille e ancora cento,

sempre, sempre mille e ancora cento.

E quando alla fine saranno migliaia

per scordare tutto ne imbroglieremo il conto,

perché nessuno possa stringere in malie

un numero di baci cosí grande.



- Catullo 
Traduzione di  Mario Ramous



Gaio Valerio Catullo (in latino: Gaius Valerius Catullus Verona, 84 a.C. – Roma, 54 a.C.) è stato un poeta romano












Antonio Canova (Possagno, 1º novembre 1757 – Venezia, 13 ottobre 1822) è stato uno scultore e pittore italiano, ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo e soprannominato per questo "il nuovo Fidia".

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lunedì 3 febbraio 2014

"La costruzione di un amore" Ivano Fossati



la costruzione di un amore spezza le vene delle mani
Daniela Rebecchi, Amore



La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un'altare di sabbia
in riva al mare

La costruzione del mio amore
mi piace guardarla salire
come un grattacielo di cento piani
o come un girasole

Ed io ci metto l'esperienza
come su un albero di Natale
come un regalo ad una sposa
un qualcosa che sta lí
e che non fa male

E ad ogni piano c'è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare

Dietro una porta un po' d'amore
per quando non ci sarà tempo di fare l'amore
per quando vorrai buttare via
la mia sola fotografia

E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

E sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

Sono io che guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

E la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare
dopo si dice l'ho fatto per fare
ma era per non morire

Si dice che bello tornare alla vita
che mi era sembrata finita
che bello tornare a vedere
e quel che è peggio è che è tutto vero
perché

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un'altare di sabbia
in riva al mare

E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

E sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

Sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

Sì. 


- Ivano Fossati



Ivano Alberto Fossati (Genova, 21 settembre 1951) è un polistrumentista, cantautore e compositore italiano.








Daniela Rebecchi (Roma 1951) è una pittrice italiana.
Il quadro è postato per gentile concessione dell'autrice.













Una grande Mia Martini, ironica nelle considerazioni ante esibizione, immensa nell'interpretazione di un testo meraviglioso… 

domenica 2 febbraio 2014

"Che chiagne a ffà" testo di Vittorio Annona








ma stasera che curaggio c'he tenut' a mme' vasa'!

'O bacio 'e Giuda me vien' a dda' stasera

e maje comm' a stasera che bbene vogli' a tte.

T'astregn' 'e mmane, te vas' 'e mmane

e te perdono chello c'he fatt' a mme…




Da qualche giorno mi è tornata alla mente questa  unica strofa di una vecchia canzone che cantava mia madre, non ne conoscevo il titolo reale né l'intero testo ma poiché i pochi versi che conoscevo mi erano diventati un'ossessione ieri l'ho cercata e trovata… 




Vittorio Annona (Napoli 21/05/1927 Napoli 19/11/1989)
Colse la sua prima grande affermazione al Festival di Napoli nel 1960 vincendo il terzo premio con "Segretamente" interpretata da Sergio Bruni.
Con "Che chiagne a ffà", interpretata da Tony Astarita e Mario Trevi bissò la stessa vittoria ad un altro Festival di Napoli, aggiudicandosi anche un secondo premio con "Nu peccatore" interpretata sempre da Tony Astarita ed in seconda versione da Nino Fiore.
Giunse in finale a due edizioni di " Un disco per l'estate " con "Passione eterna" ed "Eternamente tua" interpretate da Mario Merola.
Oltre alle vittorie conseguite ai vari Festivals, numerosissimi sono stati i successi nati spontaneamente come "O bar 'e l'Università" interpretata da Tony Astarita, anch'essa divenuta un classico della canzone napoletana.
Possiamo ricordare le canzoni di Vittorio Annona legate ai nomi Mario Abbate, Enzo Di Domenico, Aurelio Fierro, Nino D'Angelo e certamente tutti i giovani interpreti.
L'ultimo periodo della sua vita la sua ultima più bella canzone "E si turnasse".
L'attività certamente prolifica sviluppatasi in un trentennio sono senz'altro una continua e ferma testimonianza dell'estro e del talento inesauribili di cui era dotato il compianto Maestro.